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mercoledì 20 febbraio 2019

Cambiare Sguardo: Zoottica

Credo che un libro più in sintonia con il titolo di questa rubrica non potrei presentartelo: si chiama Zoottica e ti mostra come vedono gli animali.



Da piccola avevo letto da qualche parte che i cani vedono in bianco e nero, e mi sono sempre chiesta come i gatti vedessero al buio, se distinguessero i colori oppure no.
Ma questo libro va ben oltre queste semplici curiosità sugli animali domestici, mostrando perfino come ci si sente ad essere un serpente, una povera lumaca, un piccione, una mucca, e chi più ne ha più ne metta.





Per ogni animale viene rappresentata la stessa scena così come la vede lui, in ampiezza e colori.
Le illustrazioni sono tutte a pastello, molto accurate; ogni animale ha una finestrella sugli occhi, e aprendola si capisce che cosa e come vede.





Così si può capire perchè si dice “occhio di falco” o “cieco come una talpa”…









mercoledì 13 febbraio 2019

I’m a Material Girl

Una delle mie massime fonti di ispirazioni sono i materiali.

Spesso l’idea per un nuovo prodotto viene proprio dalle proprietà di un materiale, come per i sottopentola, o dalla sua resa estetica.

In qualche modo anche questo legame con i materiali rientra nel mio concetto di essenzialità: perchè spesso il giusto materiale, da solo, risolve la metà del problema. E un materiale applicato alla giusta progettazione è la risposta perfetta per molte delle nostre esigenze “tecniche”.

Faccio un esempio che forse mi renderà ridicola, ma sicuramente rende l’idea.

Io, fino allo scorso inverno, ho sempre odiato la neve.
Non per il traffico, i casini a scuola o al lavoro. Semplicemente, perchè è fredda e bagnata.
Fin da piccola non sono mai stata attrezzata per affrontare i pomeriggi di gioco nella neve: calzamaglia di lana sotto i jeans, scarponcini recuperati da qualche parente, spesso di cuoio e del numero sbagliato, la solita giacca a vento che mettevo ogni giorno, ma talvolta anche il cappotto di panno, e berretto e guanti in pura lana vergine lavorata dalla nonna. Risultato: nel giro di mezz’ora avevo la neve fin nelle mutande, jeans congelati addosso con conseguenti gambe di legno, stalattiti sul berretto e geloni alle mani irritate dalla lana.

Poi l’anno scorso è scattato qualcosa: volevamo portare i bambini sulla neve, ma assolutamente che ci stessero bene. E volevo stare bene anch'io, non con la neve nelle mutande. Quindi mi sono comprata la giusta attrezzatura: niente di super costoso, diciamo il minimo indispensabile: pantaloni imbottiti, maglietta intima termica, guanti impermeabili. Ed è stata una svolta: zero freddo, zero acqua, 100% divertimento.

I materiali giusti, utilizzati in prodotti correttamente progettati, contano eccome!

La stessa cosa mi è accaduta per il K-way: fino a qualche anno fa usavo quello di mio padre (che pesa circa 100kg, io direi la metà) perchè così “ci sta sotto anche un maglione grosso se fa freddo”. Poi per ben 19 euro me ne sono comprata uno della mia taglia, che non fa passare l’aria da sotto e non svolazza schizzandomi la faccia e le gambe.

Adesso quando lo indosso mi sento invincibile: nessun acquazzone improvviso può rovinarmi una pedalata, e in campeggio è bellissimo andare a lavare i piatti da sola, in silenzio sotto la pioggia, con il mio scudo impermeabile a proteggere il mio corpo e i miei pensieri.

Quando penso ad un prodotto, quando sono alla ricerca di tessuti, mi lascio sempre guidare, oltre che dal colore, dalla sensazione e dalla funzionalità del materiale; perchè l’armonia tra estetica e funzionalità è essenziale per un buon prodotto, e io voglio che i miei, di prodotti, siano tali.

martedì 5 febbraio 2019

Genesi lab

In questo post vorrei raccontare come è nato il DariLab, cioè il laboratorio dove ogni giorno lavoro e dove mi torna il buonumore ogni volta che mi sento giù.

Innanzitutto, va detto, il DariLab esiste grazie a mio marito Giorgio, che estenuato dal disordine e dai mucchi di stoffe che usurpavano lo studio di casa ha deciso di creare una parete divisoria nel garage di casa.
Per regalarmi questo spazio (e per recuperare un po’ di respiro in casa) ha imparato a montare pareti in cartongesso, ha recuperato le sue conoscenze di elettricista e ha fatto pure l’imbianchino.



Ma, con tutti i difetti che la nostra enorme casa di famiglia può avere (leggi: spese di manutenzione stellari, tasse ingentissime, impossibilità di fare qualsivoglia modifica senza passare al vaglio di padri e sorelle) lo spazio di certo non manca, e lo si può utilizzare al meglio se si hanno le idee chiare. Il nostro garage, infatti, non è un seminterrato buio, ma è stato ricavato nella zona al piano terra dell’abitazione, dove una volta c’era la carrozzeria di mio suocero e un laboratorio di maglieria. Quindi un pavimento in klinker un po’ rovinato, ma altezza soffitto a 4 metri e vetrate a non finire dal metro e 30 in su; per di più con esposizione a sud. Insomma, secondo me è la zona più bella della casa.



Ogni volta che entro la luce e i colori mi investono e mi predispongono a lavorare con gioia. Non importa se ancora non c’è il riscaldamento e d’inverno sembro uno yeti, mentre d’estate fa caldissimo e i bimbi mi fanno compagnia a torso nudo: lì dentro sto davvero bene.



Per ora ci sono
- un grande armadio dove ho sistemato i tessuti, anche se ne mancano ancora alcuni che sono rimasti nello studio di casa
- due tavoli, uno per la macchina da cucire e la tagliacuci, l’altro per il taglio dei tessuti e la pittura delle stoffe.



- alcuni mobiletti bassi, per i vari materiali come colori per tessuto, cerniere, scatole e packaging, e sui quali vorrei appoggiare i miei libri craft.

Le cose che invece vorrei implementare e sistemare sono:
- L’angolo cucina: ho a disposizione un piccolo lavello e una piastra: come mi piacerebbe poter offrire il tè o il caffè alle clienti che vengono a trovarmi! Sarà necessario anche mettere un piccolo tavolino con un paio di sedie per sorseggiare insieme mentre discutiamo del prodotto di cui hanno bisogno o semplicemente scambiamo quattro chiacchiere.



- Il bagno: utilissimo per le emergenze e per il lavandino dove lavo pennelli e telai da serigrafia, purtroppo è anche il posto dove stivo il materiale per i market: gazebo, imbottiture, tavolo pieghevole. Impresentabile davvero.
- Vorrei sostituire il tavolo da taglio con un grande bancone che abbia al di sotto dei ripiani per stivare rotoli di tessuti e altro materiale.
- Vorrei realizzare un angolo scrivania dove mettere il pc, perchè attualmente tutto il lavoro del blog e del ritocco foto lo faccio in casa. Ma vorrei poter gestire la cosa dal laboratorio, soprattutto se dovessero aumentare le spedizioni, se dovessi preparare le fatture ecc.
- Vorrei trovare il posto per una bella e grande moodboard dove raccogliere le ispirazioni in modo visivo e tattile.

Il DariLab è un posto ancora in divenire, non ha ancora una disposizione definitiva, e credo che questo sia un gran bene, perchè mi permette di adattarlo e mi lascia lo spazio per immaginare come far evolvere e crescere il mio lavoro. Nella sua evoluzione, te lo racconterò su queste pagine. E se vuoi vederlo anche adesso nella sua perfetta imperfezione, possiamo sentirci e fissare un incontro… il tè lo preparerò in casa, ma in qualche modo ce lo berremo nel DariLab!

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