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mercoledì 20 giugno 2018

Scolorare ad Arte

Già da tempo sto pensando a come realizzare dei tessuti con miei disegni; sto valutando costi e tempi del farli stampare online, piuttosto che dipingerli a mano o stamparli in serigrafia.

In questi mesi sto facendo un po’ di prove: ciascuna tecnica offre possibilità diverse, effetti diversi, svantaggi e vantaggi diversi… e mi piace sperimentare, ciascuna di loro mi dà idee più o meno realizzabili, e devo trovare il giusto rapporto qualità/prezzo/effetto che voglio ottenere.

Poi una notte mi è venuta un’idea… Si parla sempre di COLORARE il tessuto, e raramente di togliere colore. Quindi ho pensato di provare ad usare una tecnica un po’ naif per SCOLORARE il tessuto con la candeggina.

Onestamente non sempre amo l’effetto batik dato dalle tecniche di tintura, volevo qualcosa di più sottile e controllabile

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Così ho usato un pennellino di nylon, usando la candeggina come se fosse la tempera, disegnando motivi astratti e geometrici su alcuni ritagli di cotone tinta unita.

L’effetto mi è piaciuto subito: la cosa particolare è che a seconda del colore di base, il disegno scolorato presenta una leggera tonalità differente: sul nero, in cui riponevo molte speranze, l’effetto non mi soddisfaceva molto perchè il disegno diventava marroncino. Sul blu invece tirava sul rosa.

blu copia web

Sul giallo, arancione e marrone il risultato era bianco, con un bel contrasto a seconda della pesantezza del tessuto.

Da qui ho realizzato alcuni semplici pezzi per vedere l’effetto dell’abbinamento tra il tessuto unito e il medesimo scolorato; volevo infatti far risaltare il disegno e perciò ho scelto di non abbinare altri colori.

giallo copia web

Trovo questa tecnica piuttosto immediata, e credo che sia molto versatile: penso infatti a prodotti con disegni e motivi personalizzati…

mercoledì 6 giugno 2018

Color Inspiration: Verde Laguna

Le stagioni si susseguono una dopo l’altra, negli ultimi anni sono un po’ confuse e ci sorprendono ogni volta nel bene e nel male, ma quando giro la pagina del calendario mi soffermo sempre ad immaginare un colore per la stagione che sta arrivando, lasciandomi guidare dalle mie sensazioni personali, dalle ispirazioni che trovo in giro.

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1.2.3.4

Questo 2018 la primavera ce l’ha fatta sudare; potremmo dire che l’abbiamo quasi saltata a piè pari, tra un acquazzone e l’altro, per cui quando pochi giorni fa ho girato sulla pagina di giugno sono rimasta a bocca aperta pensando che tra poche settimane inizierà l’estate.

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1.2.3.4

Quindi il colore che mi è venuto in mente è già proiettato verso il mare e l’estate, ma racchiude ancora la dolcezza del primo caldo, e l’arietta freschina che si respira la sera quando c’è in giro un po’ di burrasca.

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1.2.3.4

Un po’ verde e un po’ azzurro, mi fa venire in mente la rugiada e le foglie tenere, il suo punto di calore richiama la sensazione di temperatura perfetta, nè afosa nè fredda, quella speciale in cui si sta così bene che potendo ci si abbandona ad un pisolino sull’erba, su un’amaca, sul divano in giardino…

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1.2.3.4

lunedì 28 maggio 2018

Essenzialità

Una delle prime cose che ho fatto dopo essermi licenziata è stata iscrivermi al corso Germogli di Gioia Gottini, in cui l'obiettivo è trovare un'idea business che funziona, tagliata sulla tua personalità e sulle tue competenze.

Non l'ho ancora terminato, perché è un percorso che man mano focalizza sempre di più gli obiettivi e stringe il campo su cui lavorare, e trasformare i sogni e le idee in punti concreti non è sempre facile, anche se necessario.

Ma il lavoro che propone già nella prima settimana mi ha messo in discussione profondamente, mi ha fatto dare risposte a domande che non mi facevo da quando scrivevo sulla mia Smemoranda al liceo.

E ho constatato che uno dei miei tratti più caratteristici è l'essenzialità.

Essere essenziale per me è un valore positivo, perché lo intendo non come una privazione o il perseguire la sufficienza, ma come la ricerca di un equilibrio e di una completezza che danno senso e valore a una cosa o a un'esperienza.

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Vorrei comunicare questo modo di essere e questo senso di essenzialità nei miei prodotti, perché credo che sia un tratto che possa distinguere e caratterizzare il mio lavoro.

Ci sono diversi modi in cui ho perseguito o ho ricercato l'essenzialità in passato, ma me ne sono resa conto solo ora:

- amo le vacanze in campeggio: il concetto di "casa" si riduce ad avere un telo attorno al proprio letto e sopra la testa, come tetto; questo non vuol dire privarsi necessariamente della comodità o dello spazio, semplicemente ci si chiede che cosa deve essere essenziale nella propria tenda per vivere appieno la vacanza che si aveva in mente, senza per forza avere una serie di benefit o comfort magari superflui in quel particolare viaggio.

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- amo le vacanze itineranti: bisogna essere leggeri per viaggiare liberi... si prende giusto l'essenziale, possibilmente qualcosa da utilizzare in modo flessibile e in più occasioni, ci si ingegna... Viaggiare in questo modo mi regala un grandissimo senso di libertà.

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- amo i libri per i bambini, specialmente quelli che propongono attività: i bambini hanno una soglia di attenzione piuttosto breve, e hanno ancora poche conoscenze: si deve andare dritto al sodo e rendere facilmente fruibile l'attività.

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- ho una laurea in disegno industriale: ho imparato ad indagare il rapporto tra forma e funzione di un oggetto, e rispondere a determinate esigenze attraverso un progetto, trovando il modo più economico ed efficiente di produrlo garantendone la qualità estetica e funzionale.

- negli acquisti di famiglia cerchiamo la giusta soglia di soddisfazione al prezzo che ci sembra etico e ragionevole. Non ci interessa ostentare attraverso il possesso, non pagheremmo mai migliaia di euro una borsa solo perché è firmata, non compreremmo un modello di TV che offra più di quello che ci serve soltanto perché è l'ultimo uscito sul mercato.

- il mio rapporto con la fede è costruito sul senso e non sul rito. Il senso è ciò che ricerco sempre... Se ho dei dubbi vado alla radice e non mi faccio influenzare da interpretazioni successive, cercandone una personale che possa darmi una risposta. Per il resto, se trovo che un certo rito o tradizione abbia ancora senso, allora ok, lo pratico con gioia; altrimenti evito, senza sensi di colpa né timore dei giudizi altrui.

- sono bergamasca: il pragmatismo di questa terra fa parte di me. Nel nostro dialetto ci sono parole formate da una sola lettera ("ì" vuol dire vino, ad esempio). Più essenziale di così non si può.

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Probabilmente ci sono ancora tanti altri ambiti che mi collegano a questo valore.

Mi piacerebbe condividerli qui su blog, magari creando delle rubriche, o approfondendone alcuni.

Penso che faccia bene a me per rendere sempre più autentico il mio lavoro, e a chi mi segue per conoscermi e magari riconoscersi...

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